Estinzione del genere umano 9) Governance ambientalista


Governance ambientalista

La governance ambientale è il sistema di regole, pratiche, istituzioni e processi decisionali utilizzati per gestire l’impatto delle attività umane sulla natura. Questo concetto opera su tre livelli principali: globale, pubblico/locale e aziendale

Gli ambientalisti rifiutano categoricamente i combustibili fossili per via dell’elevato impatto sul riscaldamento globale, causa della emissione della CO2 nella atmosfera.

Tutti i combustibili fossili producono anidride carbonica (CO2) durante la combustione.

I principali combustibili fossili che rilasciano (CO2) quando vengono bruciati per produrre energia sono il carbone, il petrolio (e i suoi derivati come benzina e gasolio) e il gas naturale (metano).

Per questo Europa dice che (rispetto al 1990) entro il 2030 dovremo diminuire le nostre emissioni del 55% ed arrivare ad emissioni azzerate entro il 2050.

Per raggiungere questo obiettivo gli ecologisti del parlamento europeo hanno votato contro i combustibili fossili, contro il nucleare.

Tuttavia, il fronte ecologista esprime forti riserve e opposizioni anche verso altre forme di energia tradizionali, di transizione, persino rinnovabili (fotovoltaico ed eolico), a causa degli effetti collaterali che queste generano sugli ecosistemi locali.

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Conseguenze di una governace mondiale ecologista.

Ora immaginiamoci una governance modiale che mette al bando i combustibili fossili, nucleare e perfino le rinnovabili. La catastrofe arriverà attorno al 2050 se allora, come prevedono i demografi, la popolazione sfiorerà i 9 miliardi, e probabilmente anche in caso di un rallentamento della crescita.
Non ci sarà più tempo per trovare altre fonti di energia che sostituiscono l’80% dell’attuale apporto del fossile.

Se escludiamo i combustibili fossili (carbone, petrolio, gas), il nucleare e tutte le fonti rinnovabili classiche (solare, eolico, idroelettrico, geotermico, biomasse), il valore economico e la produzione reale di questa energia residua risulterà pari a zero per il sistema elettrico commerciale (AI).

Crisi alimentare

La scomparsa improvvisa dei combustibili fossili causerebbe una crisi alimentare globale immediata e catastrofica, poiché l’agricoltura moderna dipende interamente dal petrolio e dal gas per la produzione di fertilizzanti, la meccanizzazione e la logistica. Se l’abbandono dei fossili non venisse pianificato con tecnologie alternative, la resa delle colture crollerebbe verticalmente, interrompendo la catena di approvvigionamento mondiale. La popolazione mondiare sprofondera nella fame.

I rischi legati alla mancanza di alimentazione mondiale e all’insicurezza alimentare acuta rappresentano una delle minacce più gravi per la stabilità del nostro pianeta, con oltre 266 milioni di persone in crisi alimentare cronica e circa 2,4 miliardi di individui che non hanno accesso regolare a cibo sufficiente. La persistenza di questa emergenza genera conseguenze devastanti che si propagano a livello umanitario, economico e geopolitico, allontanando drasticamente l’obiettivo “Fame Zero” fissato dall’Agenda ONU

Si fermeranno:

  • Mezzi agricoli fermi: Trattori, mietitrebbie e sistemi di irrigazione dipendono quasi totalmente dal gasolio.
  • Blocco dei trasporti: La distribuzione dei prodotti deperibili dai campi alle città e i commerci internazionali si interromperebbero.
  • Catena del freddo interrotta: La conservazione dei cibi nei passaggi industriali subirebbe un blocco energetico.

La trappola dei biocarburanti (Biofuels)

Il tentativo di sostituire rapidamente il petrolio con i carburanti biologici genera un paradosso pericoloso:

  • Competizione per la terra: Sottrarre terreni agricoli alla produzione di cibo per destinarli a colture energetiche (come mais o soia) riduce la disponibilità di cibo sul mercato.
  • Rincari estremi dei prezzi: Come evidenziato dai recenti studi di Transport & Environment (T&E), l’impennata della domanda di biofuel rischia di innescare speculazioni e crisi alimentari globali.

Sarà necessario eliminare tutte le installazioni dei pannelli solari che occupano i campi per produrre generi alimentari.

I rischi

Aumento della mortalità infantile: La malnutrizione acuta continua a colpire le fasce più vulnerabili, causando ritardi nella crescita per oltre 150 milioni di bambini sotto i 5 anni

Patologie croniche e debilitazione: La privazione di nutrienti essenziali debilita permanentemente il sistema immunitario, provocando anemia cronica, inefficienza renale e gravi danni allo sviluppo cerebrale e psicomotorio.
Diffusione di carestie estreme: I: I conflitti armati e le crisi geopolitiche esasperano la distribuzione degli aiuti, provocando vere e proprie carestie concentrate in aree di massimo conflitto.

Migrazioni forzate di massa: La carenza di cibo e risorse idriche agisce da moltiplicatore di minacce; nel solo anno precedente, oltre 85 milioni di persone sono state costrette a sfollare in contesti di profonda crisi alimentare.

Instabilità politica e rivolte: La scarsità di beni di prima necessità e l’impennata dei prezzi dei prodotti agricoli alimentano tensioni sociali, proteste e il potenziale collasso di governi nei Paesi in via di sviluppo.

Guerre per le risorse: Le aree geografiche già colpite da stress climatico rischiano l’innesco di nuovi conflitti locali per il controllo delle terre coltivabili e delle fonti d’acqua pulita.

Perdita di produttività globale: Intere generazioni colpite da malnutrizione non possono accedere a un’istruzione adeguata o svolgere lavori fisici e intellettuali, frenando lo sviluppo economico di interi continenti.

Tagli ai fondi umanitari: milioni di persone saranno lasciate senza assistenza di emergenza.

Mancanza di energia elettrica

La mancanza di energia elettrica comporta l’interruzione immediata delle attività quotidiane, industriali e dei servizi essenziali, impattando la sicurezza, l’economia e la gestione del quotidiano. A seconda della persistena della mancata energia le conseguenze si articolano su diversi livelli.

Cesseranno di funzionare i frigoriferi. I cibi si guasteranno dopo 4 ore.

Senza corrente si fermano le caldaie a gas (che richiedono elettricità per le schede elettroniche e le pompe di circolazione) e le autoclavi, interrompendo l’erogazione dell’acqua corrente nei condomini.

Router Wi-Fi e ripetitori smettono di funzionare, azzerando la connettività internet domestica e scaricando rapidamente le batterie di smartphone e computer

Telecamere, allarmi residenziali e serrature elettroniche rimangono privi di alimentazione, riducendo il livello di protezione degli edifici.

Ascensori sprovvisti di sistemi ausiliari a batteria si bloccano tra i piani. In strada, lo spegnimento dei semafori manda in tilt la gestione del traffico urbano

Strutture sensibili come gli ospedali dipendono dai gruppi elettrogeni d’emergenza per mantenere attive le terapie intensive e i macchinari salvavita.

Arresto della produzione: Le catene di montaggio industriali e i macchinari si fermano istantaneamente, provocando ingenti perdite economiche per le aziende coinvolte.

Transazioni bloccate: I registratori di cassa e i terminali POS dei negozi non funzionano, impedendo i pagamenti elettronici e paralizzando il commercio locale

Si fermeranno i treni. Le stazioni ferroviare si bloccheranno.

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Industrie ad alto rischio di chiusura o declino

Le industrie che rischiano di chiudere o di subire un drastico ridimensionamento non si fermeranno per l’esaurimento fisico immediato dei giacimenti sotterranei, ma per la mancanza di strategia economica e alternativa alle fonti fossili derivante dalla transizione ecologica, dalla volatilità dei mercati e dalle sanzioni globali. I settori produttivi più esposti alla crisi dell’energia fossile includono le attività direttamente legate alla filiera del petrolio, del gas e del carbone.

Raffinerie di petrolio: Contrazione immediata dei volumi a causa del bando europeo sui motori endotermici e del calo strutturale della domanda di carburanti tradizionali.
Siderurgia a ciclo integrale: Gli altiforni alimentati a carbone e coke non sono più sostenibili economicamente a causa dei costi dei permessi di emissione (ETS).
Produzione di cemento e calce: Comparto fortemente energivoro che dipende storicamente dal carbone e dal petcoke per raggiungere le altissime temperature di cottura.
Industria petrolchimica e delle plastiche: Settore a doppia vulnerabilità, poiché utilizza gli idrocarburi sia come fonte energetica per gli impianti sia come materia prima per i prodotti.
Centrali termoelettriche a carbone: Destinate alla chiusura definitiva e allo smantellamento per legge in tutta Europa nell’ambito delle politiche di decarbonizzazione.
Automotive tradizionale e componentistica: Chiusura programmata per le linee di montaggio di motori diesel e benzina a favore dei propulsori elettrici.
Produzione di fertilizzanti azotati: Industrie chimiche che dipendono strettamente dal gas naturale (metano) come reagente primario per la sintesi dell’ammoniaca.

E per finire si fermeranno aerei e navi senza carburanti. Sarà una paralisi mondiale.

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Quale energia futura

Il fabbisogno energetico globale ha raggiunto il massimo storico di circa 600 exajoule (EJ) all’anno (pari a circa 15,5 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio, Gtoe). La domanda complessiva di energia continua a crescere a un ritmo dell’1,3% – 2% su base annua, trainata principalmente dallo sviluppo economico delle nazioni asiatiche e dal boom mondiale dei consumi elettrici.

Nonostante la crescita record delle installazioni green, la struttura energetica mondiale poggia ancora in larga parte sui combustibili tradizionali:

Combustibili Fossili (circa 81,5%): Petrolio, carbone e gas naturale continuano a coprire i quattro quinti della domanda complessiva. Il petrolio resta la prima fonte singola, seguito da vicino dal carbone (spinto fortemente da Cina e India) e dal gas naturale.
Fonti a Basse Emissioni e Rinnovabili (circa 13,5% – 18,5%): Questo comparto — che unisce idroelettrico, solare fotovoltaico, eolico, biomasse e nucleare.

Ora se pensiamo che l’energia nucleare copre circa il 9% – 10% della produzione globale di energia elettrica e poco meno del 4% del fabbisogno energetico primario complessivo (che include anche trasporti e riscaldamento). Se pensiamo che l’energia idroelettrica è la prima fonte rinnovabile al mondo per la generazione elettrica e poco più del 6% del fabbisogno energetico primario complessivo, le rinnovabili del fotovoltaico eolico e biomasse è praticamente irrilevante.

Questo sta a significare che senza i combustibili fossili mancano all’appello circa il 80% del fabbisogno energetico.

La domanda è come una governace ambietalista potrà coprire tale fabbisogno.

Finora non ci sono risposte. E la fine del mondo per riscaldamento globale è vicina. La fine del mondo per fame, carestie, insurrezioni, crollo economico e produttivo è dietro la porta di casa.

Gli ecologisti parlano di argomenti astratti come il geotermico, le onde gravitazionali, energia cinetica orbitale, energia mareale.

  • Geotermico che varrà poco meno dell‘1%. Costi iniziali elevati: Perforare pozzi fino a 3.000 metri richiede investimenti massicci. Localizzazione limitata: Sfruttabile in modo efficiente solo in aree geologicamente idonee. Impatto paesaggistico e olfattivo: Le centrali occupano spazio e possono emettere odori di zolfo o acido solfidrico.
  • Energia dalle onde gravitazionali. Fluttuazioni dello spazio-tempo, attualmente non captabili per produrre elettricità.
  • Energia cinetica orbitale: Sfruttamento del movimento dei corpi celesti.
  • L’energia mareale (o tidale) ricavata dallo spostamento d’acqua causato dalle maree. Poco praticabile per i costi. Richiede un salto tra alta e bassa marea di almeno 5-7 metri per essere redditizia.

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Conclusione

L’eliminazione simultanea della energia fossile, nucleare e solare, le probabilità di sopravvivenza a lungo termine della civiltà umana moderna sono vicine allo 0%, mentre la sopravvivenza di piccoli gruppi di popolazione rurale o indigena scenderebbe a stime inferiori al 10-15% a causa del rapido collasso sistemico globale. (AI)

La causa più probabile fra tutte le cause probabili di estinzione del genere umano, la più probabile è quella che avverrà proprio dalla politica irrazionale di una governance ambientalista.

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